U balùn (la pallapugno)

Nel mese di maggio nell’Istituto Comprensivo di Diano Marina, i bambini delle
classi II, III, IV e V della Scuola Primaria “Maddalena Bottino” di Diano Castello hanno vissuto un pomeriggio alla riscoperta di uno sport tipico del nostro territorio, la PALLAPUGNO, già praticato in alcuni paesi liguri dal XVIII secolo.
Si usava un bracciale pesante, poi sostituito con una lunga striscia di stoffa,
alla quale veniva sovrapposto un braccialetto di cuoio opportunamente
modellato e oggi una striscia di gomma per ammortizzare il colpo e aiutare il
giocatore ad indirizzarlo.
Hanno raccontato di questo sport Giacomo Leopardi, Gioacchino Belli e con
impareggiabile entusiasmo Edmondo De Amicis. Gli ultimi narratori di questo
sport, che con il passare degli anni ha costituito il suo feudo tra le colline
piemontesi e la Riviera di Ponente, sono Cesare Pavese, Beppe Fenoglio e
Giovanni Arpino.
Al gioco del pallone col bracciale, che si nobilitò restringendosi negli appositi
sferisteri di grandi città, seguì il gioco della palla di gomma (pallonetto) che
iniziò nel Ponente verso il 1865 e il suo periodo aureo durò fino al 1910. Ogni
paese aveva la propria squadra, accompagnata dall’entusiasmo dei tifosi più
ancora dell’attuale gioco del calcio.
Le aree di gioco apposite esistevano solo in città e nei paesi il problema del
luogo dove svolgere l’attività sportiva alimentava numerose polemiche con
l’emanazione di atti che individuavano spazi all’uopo adibiti.
Molti erano i giocatori liguri forti e tra i giovani emergenti uno studente di
Diano Castello, il conte Giovanni Quaglia, era ammirato per l’eleganza, la
valente maestria nel gioco e la velocità delle sue volate, egli diventò un
brillante avvocato, armatore e filantropo.
La tradizione sportiva del pallone elastico a Diano Castello tra Otto-Novecento
rimanda a quando i giovani del luogo svolgevano con entusiasmo le partite
nella stretta Via Meloria (u carruggiu dritu). Dopo la metà degli anni ’30 il gioco
fu trasferito sulla piazza del centro storico (a Ciassa). Il conte Quaglia, figura di
spicco nella storia locale, ricordato come armatore e filantropo, grande sportivo
dedito alla pallapugno e ammirato per la sua grande eleganza, nel 1952-1953,
finanziò parzialmente la realizzazione dello sferisterio di Diano Castello, che
ancora oggi porta il suo nome, allestito in un terreno adiacente al Convento dei
Francescani e da questi messo a disposizione.
Contestualmente nel 1953 veniva fondata l’Unione Sportiva Quaglia che con
alterne vicende gareggiò nel campionato di serie A fino al 1975. Memorabile fu,il 12 giugno 1953, nell’occasione della cerimonia di inaugurazione dello sferisterio, l’incontro tra le due squadre capitanate dai campioni del tempo:
Franco Balestra di Imperia e Augusto Manzo di Alba.
Nel 1990 si è registrato un revival che ha riacceso nei più giovani la passione sportiva per la pallapugno. Infine nel 2008, per adeguarsi alle normative previste dalla legislazione vigente, l’Unione Sportiva Quaglia si è costituita in
Associazione Sportiva dilettantistica con denominazione “Amici del Castello”.
Sono stati proprio gli allenatori della suddetta ad accompagnare in questi giorni
gli insegnanti e i bambini delle nostre classi allo sferisterio, per far loro scoprire alcune particolarità di ordine storico legate al gioco del pallone elastico, attraverso un excursus di come si è passati nel corso degli anni dai palloni realizzati cucendo a mano delle pelli, a quelli di più moderna fattura.
Sul campo, gli atleti hanno guidato i bambini in esperienze ludiche propedeutiche al gioco particolarmente accattivanti e gradite da tutti.
È bene porre in evidenza che la pallapugno da qualche anno può essere praticata anche da atlete, a differenza di quanto accadeva in passato, dove era solo aperta al genere maschile. Si tratta di uno sport in cui oltre all’aspetto agonistico è presente un forte spirito di condivisione, che si manifesta tra l’altro nelle tradizionali spaghettate che caratterizzano, oggi come ieri, il dopo partita.
La collaborazione con l’Associazione ospitante è stata molto significativa, in quanto gli sportivi hanno offerto la loro competenza affinché i bambini
potessero conoscere sul campo questa specialità così caratteristica del nostro territorio. Nell’ottica di un sistema formativo allargato, in cui scuole e territorio
collaborano, la speranza è che qualcuno tra i nostri giovani studenti si possa appassionare a questa attività sportiva e che il bagaglio di tradizioni e cultura
locali ad essa legato non vada perso.